Università degli Studi di Bologna

 

LAUREE AD HONOREM*

Michel Hartmut

5-11-1996

Biotecnolgie

 

Martedì 5 novembre alle ore 16.00 presso l'Aula Absidale di Santa Lucia si è svolta la cerimonia di conferimento della laurea ad honorem in Biotecnologie al Prof. Michel Hartmut.

Dal Consiglio di Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che ha proposto la laurea, un breve profilo del laureando.

Il Prof. Michel Hartmut è nato nel 1948 a Ludwigsburg (Germania) dove si è laureato nel 1974.

I suoi alti meriti gli hanno già valso, nonostante l'ancor giovane età, il premio Nobel per la Chimica nel 1988. Infatti la comprensione della struttura del centro di reazione della fotosintesi batterica non ha costituito solo un passo avanti fondamentale ai fini della teoria fotosintetica, ma rappresenta anche la premessa per un progresso che si spera rapido, nell'analisi del fotosistema II delle piante superiori e delle alghe, il sistema cioè collegato allo svolgimento fotosintetico dell'ossigeno e che perciò permette l'evoluzione ed il mantenimento della vita nel nostro pianeta.

Ora il Prof. Michel Hartmut è impegnato in un altro studio di estremo interesse e di enorme importanza per l'approfondimento dei meccanismi della vita: questa indagine infatti ricostruisce per la prima volta in tre dimensioni il complesso enzima batterico che interagisce con l'ossigeno permettendo la respirazione, intesa nel senso proprio del termine, e rappresenta un utile modello per la struttura dell'affine citocromo c-ossidasimitocondriale che consente la respirazione all'uomo e agli animali. Queste recenti ricerche aprono quindi la strada per il completamento delle conoscenze su due funzioni bioenergetiche primarie come fotosintesi e respirazione, e agli interventi mirati, che certamente non mancheranno sotto il profilo biochimico, genetico-molecolare e farmacologico, per mettere presto a frutto tali avanzamenti scientifici.

Salim Ahmed Salim

8-11-1996

Scienze politiche

L'8 novembre presso il Salone della Residenza Municipale di Forlì è stata conferita la laurea ad honorem in Scienze politiche al dott. Salim Ahmed Salim, indirizzo politico-internazionale.

Salim Ahmed Salim, Segretario Generale dell'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) dal 1989, è tanziano di famiglia zanzibarita, si è laureato in Relazioni Internazionali alla Columbia University ed è giornalista, studioso di relazioni internazionali e diplomatico.

Nata nel 1963 l'OUA aveva operato in funzione di due principali obiettivi: la liberazione del continente africano dalla dominazione coloniale e dall'apartheid ed il consolidamento degli assetti territoriali ereditati al momento della decolonizzazione. La segreteria di Salim Ahmed Salim attraversa gli anni più difficili della transizione in Africa nel quadro del riassetto degli equilibri internazionali che segue la cessazione della guerra fredda. Dalla fine degli anni '80 infatti si sono avviati processi che hanno messo in discussione gli equilibri precedenti, in senso positivo come la fine dell'apartheid e l'indipendenza di alcuni Stati. Ora l'Africa sta poi conoscendo processi di liberalizzazione e di democratizzazione assai problematici in una situazione di profonda e generalizzata crisi economica. Alla luce di tutto questo, anche l'OUA si è trasformata, diventando progressivamente uno strumento regionale per la ricomposizione degli ambiti statuali e politici in sistemi democratici e dunque anche per contribuire al mantenimento dell'ordine internazionale in collaborazione sempre più stretta con le Nazioni Unite e con le potenze occidentali interessate a favorire lo sviluppo e la stabilità del continente africano.

La laurea ad honorem viene quindi conferita al dott. Salim Ahmed Salim per la sua attività internazionalmente riconosciuta di diplomatico e politico, impegnato da sempre a trovare strumenti e vie di mediazione e soluzione di conflitti e per il suo impegno in ambito OUA a promuovere la sicurezza e la pace in Africa in uno spirito di collaborazione con la comunità internazionale. La laurea ad un personaggio così eminente rappresenta anche un impegno a lanciare un'iniziativa di collaborazione in ambito scientifico fra l'Università di Bologna, la Facoltà di Scienze Politiche e l'OUA sulla prevenzione, la gestione e la risoluzione dei conflitti.

 

Fernando Henrique Cardoso

13-2-1997

Scienze politiche

Nel quadro delle celebrazioni del Trentennale della Facoltà di Scienze Politiche, il 13 febbraio alle ore 16 nell'Aula Magna di S. Lucia in via Castiglione, è stata assegnata la Laurea ad Honorem a Fernando Henrique Cardoso, professore emerito in Scienze Politiche all'Università S. Paolo e presidente del Brasile dal 1o gennaio 1995.

Il curriculum vitae del Prof. Cardoso mette in evidenza il grande ruolo da lui ricoperto sia come intellettuale che come politico. Il Professore ha saputo coniugare in modo esemplare la vocazione accademico-scientifica e quella politica.

Come accademico egli ha contribuito, forse come nessun altro, all'approfondimento della conoscenza del difficile cammino politico ed economico dell'America Latina dall'indipendenza ai giorno nostri. Il suo libro Dipendenza e sviluppo ha fornito alla comunità accademica internazionale un paradigma di analisi e di interpretazione comparata delle vicende storico-politiche dei Paesi sudamericani alla luce dell'interazione fra inserimento economico nei mercati internazionali, trasformazioni socio-politiche e natura dello Stato. Inoltre Cardoso ha avuto il grande merito di essere uno dei primi studiosi latino-americani a porre al centro del dibattito accademico-politico la questione della democrazia quando il Brasile era ancora governato dall'autoritarismo militare.

Va anche ricordata la sua intensa partecipazione alla Comunità accademica internazionale, attraverso periodi di insegnamento in alcune delle più prestigiose Università del mondo che gli hanno attribuito riconoscimenti di grande prestigio.

Come politico, Cardoso ha intensamente lavorato all'elaborazione di una proposta coerente di riforme strutturali che partissero dal riconoscimento non solo della necessità delle riforme economiche verso la liberalizzazione del mercato, ma anche dalla consapevolezza di dover affrontare la gravissima questione sociale del Paese. Cardoso è stato poi chiamato, dopo l'impeachment al Presidente Collor, ad occupare prima l'incarico di Ministro degli Esteri e poi quello dell'Economia.

In quest'ultima posizione Cardoso ha dimostrato la capacità di coniugare competenze tecniche e sensibilità politica per cercare di risolvere con un appropriato piano di stabilizzazione la più grave crisi economica del Brasile dal dopo-guerra ad oggi. L'abbattimento di un'inflazione a tre cifre ha poi aperto a Cardoso la strada verso la Presidenza della Repubblica, ottenuta al primo turno nelle elezioni dell'ottobre del 1995.

Infine, da tempo Cardoso è amico e collaboratore della Facoltà di Scienze Politiche del nostro Ateneo. Per tutte queste ragioni esposte si è deciso di conferire la laurea ad honorem al Prof. Cardoso in Scienze Politiche, con menzione dell'indirizzo politico-amministrativo.

 

Giovanni Battista Carpi

10-4-1997

Scienze dell'Educazione

Il 10 aprile scorso presso l'Aula Magna di S. Lucia è stato insignito della laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione, proponente la Facoltà di Scienze dell'Educazione, Giovanni Battista Carpi pittore, disegnatore e sceneggiatore di cartoon.

Breve ma intenso è stato l'intervento di Fabio Roversi Monaco, Rettore del nostro Ateneo. Con decisione ha voluto sottolineare la rilevanza storica di questa laurea ad un illustratore di fumetti e quanto sia significativo e apprezzabile, anche "se può dispiacere qualcuno", che questo riconoscimento, a cento anni dalla nascita del fumetto, sia dato dall'Università più antica, ed in particolare dalla giovane Facoltà di Scienze dell'Educazione: questo gesto evidenzia la volontà e la capacità della nostra Università di aprirsi a nuovi orizzonti. Uno dei primi passi verso questa apertura è dato da un progetto comune tra l'Università di Bologna e la Disney per fare del fumetto materia d'insegnamento.

Con forte commozione ha poi preso la parola Antonio Faeti proponente della laurea che, attraverso un excursus autobiografico, ha ricordato gli anni del dopoguerra dove nella lettura di Topolino si potevano trovare quei momenti di ottimismo costruttivo dei quali c'era tanto bisogno. Riconoscimento ufficiale quindi alla Disney di uno spessore educativo spintosi oltre oceano con la nascita dei Disney italiani nel 1953, una giovane squadra che doveva "italianizzare" le storie del grande Disney. Carpi, che avrebbe poi dato vita ad alcuni cuginetti della banda (Soldino, Geppo, Nonna Abelarda), capì che per naturalizzarsi nell'Italia del quasi-boom Paperino e company dovevano crescere: "In America, dove ogni età e ogni classe ha il suo giornale, Topolino era un fumetto per soli bambini; in Italia era letto da tutta la famiglia". Già dalle prime storie Donald Duck iniziò a diventare Paolino Paperino, uno di noi. Ben presto si ambientò nel Bel Paese e, caso unico nel mondo, divenne concorrente temibile del cugino topo. Per forza, Paperino è "l'italiano vero, in lite con il mondo, al quale piace gridare la sua sfortuna, e se gli capitano catastrofi sono così enormi, teatrali, da diventare commedia". Grande attore il Paperino italiano, e Carpi gli ha messo a disposizione i copioni più belli del mondo da I Miserabili a Guerra e Pace, all'Amleto. Gli americani prima non capivano questa mania italiana della parodia, poi si divertirono e lasciarono fare: "Anni di grande libertà creativa - li rimpiange un po' Carpi - ora che dall'America arrivano rigide disposizioni politycally correct". Carpi, educatore per icone, lo definisce il Prof. Faeti, anche e non solo per aver inventato, scritto ed illustrato Il manuale delle giovani marmotte, forse l'unico prodotto Disney importato negli USA, ma perché ha scoperto che solo il fumetto, "ultima arte della parola sposata all'immagine" sa ri-raccontare oggi "quelle storie che si narrano da migliaia di anni, da quando il capotribù le usava per insegnare ai piccoli a non aver paura del buio fuori dalla caverna". Considerati per anni dalla critica "fumettari", Faeti si dice lieto che un'Università del calibro di quella di Bologna con questa laurea possa ufficialmente riconoscere i tanti che lavorano in questo ambito come "illustratori" e che hanno contribuito "alla circolazione mondiale del fiabesco".

Ed eccolo il maestro degli illustratori italiani che con una lezione dottorale spesso interrotta da un lungo sospiro (meditativo, emotivo?...) si presenta. "Io appartengo al fumetto e questo è un momento importante per tutti coloro che hanno partecipato alla "battaglia", artisti che solo oggi la società sta scoprendo". Carpi ha proseguito raccontando chi è e chi sono coloro che hanno scelto questa strana professione. Per famiglia avrebbe dovuto occuparsi di mare ricorda, è infatti originario di Genova, anche se confessa con piacere che alcuni suoi cromosomi sono emiliani, ma i racconti di viaggio del nonno burbero che sembra un personaggio di Pratt, mozzo a quattordici anni, mercante ed armatore tra Asia e Africa, gli hanno insegnato che tutta la vita è un fumetto, se te la sai disegnare, un fumetto del quale ciascuno di noi è protagonista. Questa visione del mondo ha portato Carpi sulla nave della vita: con questo insieme di "cromosomi maldestri" e grazie ai racconti del nonno si è ritrovato al timone della sua nave sempre in cerca di nuovi approdi, dominato dall'emozione, che secondo Carpi è indipensabile nel lavoro dell'illustratore e che cerca di trasmettere ai suoi allievi nell'Accademia Disney, nata proprio per continuare la scuola dei cartoonists italiani.

È questa sua emozione legata al desiderio di innovamento che l'ha fatto tacciare dagli Accademici "di essersi bevuto il cervello", accusato di non aver alcun interesse per l'arte, e che l'hanno poi spinto verso altri lidi alla ricerca dell'arte del suo tempo. E Carpi l'ha trovata nel fumetto con Paperino attore formidabile di storie, quello che tutti vorrebbero dirigere, dove ogni storia è un esperimento: ecco perché nessuna è uguale all'altra, in una continua ricerca che prima deve stupire lui, sceneggiatore e illustratore, per poi poter stupire il suo pubblico. Con questa arte contemporanea, (ma quanto lontane sono le sue radici se si pensa alle storie raccontate sulle incisioni rupestri o affrescate sulle pareti delle chiese?), Carpi ha sviluppato lo strumento per raccontare storie, storie già scritte, ma in quest'epoca d'immagine, dove il bambino legge pochissimo, il fumetto, con il suo linguaggio semplice, democratico, può essere lanciato come un ponte attraverso il quale il giovane possa ri-avvicinarsi alla lettura.

 

Harold Bloom

16-4-1997

Lingue e letterature straniere.

Harold Bloom è un professore a noi noto date le sue continue collaborazioni con la prof. ssa Franci (docente di Inglese presso il Corso di Laurea di Scienze della Comunicazione) e i suoi rapporti con il prof. Eco. Professore di Humanities a Yale, egli è uno dei più celebri e originali esponenti del Decostruzionismo americano quella corrente critica che (nata dall'insegnamento del filosofo francese Jacques Derrida) si è diffusa negli Stati Uniti soprattutto come esercizio e esperienza soggettiva dei testi, creazione di significato e interpretazioni non più vincolate al presunto dettato dei testi, a quel significato della scrittura ritenuto per tanti secoli oggettivabile, e invece sfuggente, stratificato, ambiguo, denso.

Proprio la prof. ssa Franci è stata la relatrice di Bloom. Nella sua presentazione, ne ha messo in luce tutta l'originalità, la "idiosincrasia", come lei ha detto, la distanza che - pur restando nel solco della cosidddetta "scuola di Yale" - egli ha saputo guadagnare dai suoi colleghi (Hartman, De Mari e Miller innanzi tutto). A contraddistinguerlo, la prof.ssa Franci ha evidenziato soprattutto una certa idea d'esperienza, una modalità di porsi di fronte ai testi e alla vita che si traduce nell'incontro della vita nella letteratura e della letteratura nella vita, in una fusione che ricorda la lezione biografica di Oscar Wilde. È una certa "umanità" quanto continua a separare e qualificare la teoria critica di Bloom, una sensibilità al sentire del soggetto che lo impegna moralmente.

Lo stesso Bloom, nella sua discussione, è tornato più volte su questo concetto. Spiegando, infatti, "l'universalità di Shakespeare" (questo il titolo della relazione) ha individuato proprio nella comprensione della natura umana e nella delineazione di personalità autenticamente umane i motivi del secolare e sicuramente eterno fascino e interesse del genio inglese. Le "caratterizzazioni" dei protagonisti delle opere shakespeariane, così realistiche, parlano direttamente al lettore, lo coinvolgono sul piano etico, inducendolo ad un confronto fra sé e loro che è immediatamente crescita morale, esperienza in cui vita e letteratura si sovrappongono per consolidare un lettore e un uomo più maturi. L'insegnamento di Shakespeare che Bloom alla fine del suo discorso indica sembra essere anche la lezione e il monito di tutta l'esperienza del laureato critico letterario: "Lasciare che un autore insegni a riflettere, a perseguire qualunque verità si possa sopportare senza soccombere".

 

Ronald Dworkin

16-4-1997

Giurisprudenza

Ronald Dworkin rimane oggi, dopo aver dominato il dibattito filosofico-giuridico degli ultimi vent'anni, il più eminente autore di jurisprudence del mondo anglosassone: ha insegnato a Yale e alla Law School della SUNY; è succeduto a H.L.A. Hart alla cattedra oxoniense di jurisprudence. La sua opera costituisce un punto di riferimento imprescindibile per filosofi e giuristi, ma anche per gli operatori del diritto e per tutti coloro che intendono interessarsi in modo non superficiale alle grandi questioni dei diritti e della giustizia sociale.

Non è possibile esagerare l'importanza delle tesi dworkiniane, tese fra l'altro a criticare sia il positivismo giuridico sia il realismo (e anzi più in generale l'impostazione utilitaristica) per la loro inidoneità a garantire un funzionamento liberale della "macchina giuridica" contemporanea. Ma va altresì ricordato come la filosofia di Dworkin sia stata punto di riferimento anche per quel grande dibattito filosofico americano sulla giustizia (al quale hanno partecipato autori come Rawls, Nozick, Ackermann) che si è evoluto negli anni Ottanta, nella polemica fra neoliberali e communitarians.

La filosofia di Dworkin è del resto segnata da un profondo impegno civile, da un'appassionante e militante difesa delle garanzie individuali. Essa è stata capace di rendere di nuovo fecondamente problematiche condizioni date per acquisite, non sempre in modo critico, dalla communis opinio americana: contro la tesi di una generica relatività e strumentalità delle norme giuridiche rispetto ai fini di una data politica del diritto, di una policy, Dowrkin ha riaffermato l'istanza de I diritti presi sul serio. Questo impegno si è espresso anche in una cospicua serie di interventi ed articoli su vari temi di attualità politica e istituzionale (e si deve a lui quel movimento di opinione che negò l'accesso alla Corte Suprema di Robert Bork), che conferiscono a Ronald Dworkin un ruolo non solo scientifico e accademico ma anche, più in generale, di coscienza critica liberal sulle più delicate questioni, non solo americane, di politica del diritto.

 

Massimo Severo Giannini

12-5-1997

Giurisprudenza

Massimo Severo Giannini, nato nel 1915, vince il concorso a cattedra in diritto amministrativo nel 1939 ed insegna fino alla 1985 nelle Università di Sassari, Perugia, Pisa e Roma salvo l'interruzione degli anni della guerra ove fu prima richiamato alle armi e poi combattente, con il grado di maggiore, nel Corpo dei volontari della libertà sotto il comando di Giuseppe Gracceva e Sandro Pertini.

Ha tenuto insegnamenti in molte università straniere ed ha ricevuto il titolo di dottore honoris causa nelle università di Caracas (Univerisidad Central), Madrid (Complutense), Aix-en Provence, Parigi (Sorbona).

Tra le sue pubblicazioni, circa seicento tra libri, articoli, rassegne e recensioni, oltre alle monografie sull'interpretazione dell'atto amministrativo e sulla discrezionalità, vanno ricordati quattro corsi di diritto amministrativo, uno di diritto costituzionale e uno di diritto pubblico dell'economia.

Nel dopoguerra ha partecipato e presieduto numerose commissioni di studio per la riforma dello Stato o di singole discipline del settore. con un esemplare impegno civile che segna tutta la seconda metà del secolo, dal 1946 (capo di gabinetto del ministero per la Costituente) al 1979-80, quando nella sua veste di Ministro della funzione pubblica ha presentato al Parlamento il Rapporto sui principali problemi dell'amministrazione dello Stato. Un documento che indicava con chiarezza al legislatore, quasi vent'anni fa, ciò che in larga parte il nostro sistema amministrativo ancora attende.

La straordinaria ricchezza scientifica e culturale che Massimo Severo Giannini ha offerto alla disciplina, all'Università e al nostro Paese, l'ampiezza degli orizzonti indagati, la costante capacità di collegare tra loro problematiche proprie delle diverse discipline giuridiche, l'esemplare dedizione all'Università e alla didattica, la generosa disponibilità a consigliare nei loro studi i giovani laureati di qualunque scuola o sede universitaria, unitamente all'impegno civile continuo e disinteressato ne fanno un Maestro nel senso più autentico e profondo del termine.

Jerome Bruner

12-6-1997

Scienze della comunicazione

Jerome Bruner, nato nel 1915, ottiene il B.A. alla Duke University e il Ph.D. in psicologia alla Harvard University. Nel suo curriculum accademico figurano un periodo d'insegnamento a Harvard, ad Oxford ed oggi è Research Professor in Psicologia alla New York University. Le pubblicazioni del Prof. Bruner superano il centinaio, tra libri ed articoli, molte delle quali tradotte in italiano. È arduo rendere conto della vastità degli interessi e dei contributi dati da Bruner in vari campi che spaziano dalla psicologia della percezione alla psicologia dello sviluppo, dalla psicologia cognitiva alla teoria del significato e della narratività, basti sottolineare alcuni aspetti pionieristici della sua attività.

In un campo apparentemente estraneo ai suoi interessi scientifici successivi, nel corso del secondo conflitto mondiale, Bruner studia le trasmissioni radiofoniche di propaganda; sin dagli anni cinquanta, in un clima ancora dominato dalle ricerche comportamentistiche, si occupa di problemi cognitivi e nel 1960 fonda il Center for Cognitive Studies di Harvard. I suoi interessi molteplici e il suo senso della ricerca interdisciplinare lo portano a produrre una serie di ricerche fondamentali sulla percezione e sul pensiero infantile, sui problemi dell'educazione, sui fenomeni linguistici. Ma una svolta notevole, che porta molte della sue ricerche nell'ambito cognitivo della conoscenza anche dei non psicologici, è quando Bruner decide di vedere la narratività non solo come fenomeno letterario mitologico o letterario, ma anche come procedimento cognitivo fondamentale attraverso il quale noi conferiamo senso alla nostra esperienza. In questo modo i suoi contributi più recenti si pongono all'incrocio della psicologia, della semantica, della semiotica della narratività ed aprono nuovi orizzonti a una teoria della mente. Le sue ultime opere ci dicono come Bruner si ponga quale autorevole interlocutore di filosofi del linguaggio, semiologi, sociolinguisti in un momento storico in cui discipline diverse s'incontrano e dialogano sotto l'etichetta, imprecisamente feconda, dei Cognitive Studies. Questa è la non ultima ragione per cui gli viene proposta ora una laurea in Scienze della Comunicazione, corso di laurea che vede studiosi di diverse discipline che hanno avuto occasione di riconoscere nell'opera di Bruner uno stimolo intellettuale, e si sentono solidali nel ritrovarlo "dei loro", al di là delle barriere disciplinari.

 

Enzo Biagi

12-6-1997

Scienze della comunicazione

Enzo Biagi, nato nell'agosto del 1920 a Lizzano in Belvedere, da oltre mezzo secolo costituisce un esempio di impegno professionale poco praticato nel panorama informativo italiano. Dai suoi inizi avvenuti nel 1938 nelle pagine dei giornali della sua Bologna, prima l'Avvenire d'Italia e subito dopo Il resto del Carlino, con una prosa asciutta e concreta Biagi coltiva la prima lezione del buon giornalismo: quella della cronaca attenta ai fatti e soprattutto alle persone, trovando un modo peculiare nel raccontare quelli attraverso queste, con la cautela e la prudenza di fare, di un uomo o di una donna, il protagonista della notizia, senza lederne i diritti, senza scalfire il rispetto che si deve alla persona, qualunque sia il motivo per il quale "finisce in prima pagina". Così Biagi racconta le vicende di una cronaca così travolgente come quella dei decenni scorsi, con l'umiltà ingenua e penetrante di chi vuole capire, senza pretendere di giudicare, il senso profondo degli eventi, evitando di sovrapporre ad esse tanto precostituite interpretazioni ideologiche, quanto ridondanti rincorse allo scoop sensazionalistico.

Narrare ai lettori le storie, di cui deve dar conto, con analitica attenzione ai particolari e con la partecipe curiosità di chi intende il giornalismo quale comprensione degli intrecci di uomini e di cose che compongono la società: ecco l'obiettivo raggiunto lungo le tante tappe di una carriera che lo vede negli anni '50 dirigere uno dei primi rotocalchi (Epoca); guidare la redazione del TG1 nel '61, tornare al Carlino da direttore - per un solo anno - nel '70; dedicarsi ad una nutrita serie di inchieste televisive, dove spesso la cronaca si collega a riferimenti ed a memorie storiche; divenire titolare di rubriche di commento politico e di costume sui maggiori quotidiani nazionali; tradurre molte delle sue esperienze di testimone e di intervistatore in libri di grande successo.

Alla riflessione ed al lavoro di chi ha fatto degli studi sulla comunicazione, un campo pluridisciplinare ma coerente di analisi e ricerca, il lavoro e la vita di Biagi si impongono quindi con una specificità unica. Le sue complesse e differenziate esperienze professionali hanno percorso praticamente tutti i mezzi d'informazione vecchi e nuovi: dalla radio frequentata a Bologna nel primissimo dopoguerra, ai quotidiani, ai periodici, ai libri (52 in tutto), alla televisione, fino al fumetto (Storia dell'Italia a fumetti, in 14 volumi - 1978). Un lungo viaggio giornalistico che gli ha fatto praticare generi diversi: oltre alla cronaca, il commento e l'intervista, oltre all'inchiesta il reportage e la scrittura narrativa con i suoi romanzi (Disonora il padre, 1975; Due romanzi e ventisette racconti, 1991; L'albero dai fiori bianchi, 1994), la divulgazione storica (1915 e dintorni, 1982; 1943 e dintorni, 1983, 1943 Un anno terribile, 1994). Giornalista, scrittore, autore televisivo (da Disonora il padre è stato tratto uno sceneggiato televisivo, ha inventato e curato diverse trasmissioni di informazione come Film Dossier, Linea diretta, Il fatto, etc.), Biagi ha certamente mantenuto nei vari media e nei diversi generi una cifra stilistica personale, ma ha saputo adattare e modificare linguaggio e formati alla natura di ogni singolo mezzo, sfruttandone le potenzialità e riconoscendone i limiti con l'obiettivo costante della massima efficacia nella comunicazione, servendosene con l'onestà, il senso della responsabilità, la consapevolezza tecnica di un antico artigiano di fronte al proprio mestiere. La sua lezione di giornalista, in definitiva, che non ha mai voluto essere altro, consapevole per altro della funzione cruciale per tale via svolta in una realtà dominata dai mezzi di comunicazione: questa la ragione per cui gli viene proposta una laurea ad honorem dal corso di laurea in Scienze della Comunicazione.

Robin Milner

9-7-1997

Informatica

Il Prof. Milner, nato nel 1934 a Yealmpton, si è laureato a Cambridge in Matematica. Dopo aver lavorato come programmatore fino al '63, Milner è poi entrato nel mondo accademico. Nell '84 diviene professore di Computation Theory all'Università di Edimburgo. Nell'86 ha fondato, con alcuni colleghi, il Laboratory for Foundations of Computer Science che ha guidato sino al 1995, quando fu chiamato a dirigere il laboratorio di informatica dell'Università di Cambridge.

Il Prof. Milner è autore e co-autore di diversi libri ed articoli tutti pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Milner ha inizialmente lavorato soprattutto sul problema del ragionamento assistito dal calcolatore. Il suo sistema LCF (Logic for Computable Functions) è un sistema interattivo di dimostrazione semi-automatica che ha avuto larghissima eco, influenzando tutti i sistemi successivi.

Tuttavia, l'influenza maggiore di LCF si dispiega nell'area della sematica dei linguaggi di programmazione, dove il binomio tra rigore formale da un lato e flessibilità dall'altro ha forzato l'introduzione di un concetto del tutto nuovo in programmazione: la disciplina dei tipi, componente essenziale dei linguaggi di programmazione moderni. L'altro filone principale dell'attività di ricerca di Milner è la costruzione di una rigorosa teoria matematica per descrivere la semantica dei processi concorrenti e comunicanti.

Un primo prodotto di questa ricerca è stato il linguaggio CCS, largamente usato come linguaggio di specifica anche nell'industria. In seguito Milner e i suoi collaboratori hanno introdotto un nuovo linguaggio, chiamato pi-calcolo, per descrivere sistemi che variano dinamicamente la struttura delle loro interconnessioni.

Questo formalismo si candida ad essere il modello canonico di riferimento per la programmazione concorrente, così come per la programmazione sequenziale lo è il lambda-calcolo di Church, di cui il pi-calcolo è la naturale estensione al caso della concorrenza.

 

Maurice Nivat

9-7-1997

Informatica

Nato nel 1937, Nivat studiò alla École Normale Superieure a Parigi, dove si laureò in Matematica nel '61; conseguì poi il dottorato di stato in matematica all'Università di Parigi nel `67. Divenne Professore di Informatica nel '65 a Grenoble, per poi trasferirsi definitivamente all'Università di Parigi VII dove lavora attualmente. Maurice Nivat ha dedicato i suoi studi a diverse aree quali ad esempio la teoria dei linguaggi formali, la semantica dei linguaggi di programmazione e la combinatoria in geometria computazionale.

I suoi contributi originali hanno dato notevole impulso a questi settori dell'informatica teoretica. Eccezionale è il ruolo di maestro che Nivat ha svolto all'interno della comunità scientifica francese ed europea: ha infatti formato un'intera generazione di scienziati informatici francesi, e a livello internazionale, è riuscito ad aggregare e consolidare la comunità scientifica informatica europea.

Il frutto del suo lavoro si è concretizzato nell'EATCS (European Association for Theoretical Computer Science), della quale è fondatore e primo presidente fino al 1977. I contributi scientifici del Prof. Nivat, che hanno grandemente influenzato alcune delle principali aree dell'informatica teoretica moderna, sono documentati da un vasto numero di pubblicazioni su riviste e in atti di congressi internazionali. Nivat ha lavorato soprattutto nell'area dei linguaggi formali; nella sua tesi di dottorato si è occupato di trasduttori per i linguaggi liberi e, più recentemente, ha prodotto studi fondamentali sugli automi ad albero infinito, sulle parole infinite che tali automi possono riconoscere e sulle parole bi-infinite. Questi studi si sono rivelati estremamente utili, ad esempio, per analizzare processi perpetui che, per loro natura, sono potenzialmente infiniti.

Nivat si è quindi interessato di modelli per la semantica dei linguaggi di programmazione, proponendo un approccio algebrico per la semantica di programmi ricorsivi. I suoi risultati hanno dato origine ad un intero filone di ricerca, comunemente chiamato semantica algebrica. Quindi si è rivolto allo studio dei programmi non-deterministici, per i quali ha introdotto per la prima volta spazi metrici come modello semantico, un'idea che ha avuto larghissimo seguito. Infine, vogliamo ricordare i suoi pionieristici lavori nell'area della concorrenza, dove il modello basato su sistemi di transizioni da lui proposto è largamente usato oggigiorno.

Nel campo della geometria computazionale, Nivat ha recentemente ottenuto alcuni risultati importanti usando tecniche combinatorie; questi studi hanno già trovato applicazioni nella tomografia discreta.

 

Jerzy Grotowski

17-11-1997

Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo

L'Università di Bologna ha laureato con tutti gli onori un nuovo dottore in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo: il regista Jerzy Grotowski. Il Rettore Fabio Roversi Monaco lo ha definito "un drammaturgo, un grande sperimentatore, uno dei maestri universalmente riconosciuto dell'avanguardia del '900. Siamo lieti - ha aggiunto - che l'Università di Bologna, prima nel nostro Paese, conferisca a Grotowski questo alto riconoscimento".

"Una laurea anticonformista quanto indiscutibile", ha aggiunto Claudio Meldolesi, docente del DAMS, corso di laurea proponente. Meldolesi ha anche ricordato come Grotowski abbia annunciato, già nel '70, che non avrebbe più messo in scena spettacoli, per potersi dedicare alla ricerca pura. Ciò anche se poche altre esperienze avevano avuto nel corso del '900 un impatto tanto forte sulla scena quanto il Teatre Laboratorium di Jerzy Grotowski. Per la radicalità delle scelte, il lavoro sull'interprete, la relazione tra attore e spettatore, l'uso dello spazio, il rapporto con il testo, tutt'oggi Jerzy Grotowski resta maestro assoluto e carismatico e questo, come si è detto, nonostante da più di vent'anni non vada in scena un suo spettacolo e sia raro anche sentirlo nel suo "ritiro" in appartati laboratori a Pontedera dall'86.

La cerimonia si è svolta in un'Aula Absidale certamente troppo piccola per contenere tutti, docenti e discepoli, attori e artisti, addetti ai lavori delle tante scienze toccate dalla ricerca del regista polacco, uomo di teatro e intellettuale. Questo riconoscimento conferito dal nostro Ateneo ad un "artista globale", già membro del Collège de France, sarà seguito da un'onorificenza della Repubblica Italiana.

Invece della tradizionale lezione dottorale, Jerzy Grotowski ha rivolto all'Università un breve saluto sostenendo che in Italia "non mi sento uno straniero", soprattutto in virtù dei rapporti di lunga data che lo legato a coloro che ha definito i "teatrologi" del DAMS, studiosi che "hanno guardato il teatro non come storia della letteratura drammatica, ma come storia degli attori, degli stili, dei metodi".

 

Federico Zeri

6-2-1998

Lettere

Anche se sembra impossibile, è il nostro Ateneo la prima istituzione italiana a dare un riconoscimento ufficiale all'attività di Zeri nel campo della cultura artistica consegnandogli, il 6 febbraio scorso, una laurea ad honorem in Lettere Moderne, atta a saldare il debito di riconoscenza che il mondo accademico italiano e le persone di cultura hanno nei suoi confronti.

Personalità "non classificabile", come l'ha definito Pierre Rosemberg, direttore del Louvre di Parigi, Zeri è nato a Roma nel 1921 e lì ha fatto i primi passi di cultore dell'arte facendo da guida nel primo e dolorosissimo dopoguerra agli alleati in visita alle rovine, per le vie della città natale, amata e detestata allo stesso tempo. "La storia di Federico Zeri è subito molto speciale" - ha dichiarato la Prof.ssa Anna Ottani Cavina nella sua laudatio - una storia decisamente poco italiana, anche se tutti conoscono la sua immagine pubblica riversataci in casa dalla televisione. Un'immagine provocatoria e parecchio spiazzante per chi abbia in mente, di Zeri, la vita solitaria e claustrale. Si è laureato a Roma con Pietro Toesca, ma è il solo negli anni Cinquanta ad avere un dialogo intenso con entrambe le figure sacrali della storia dell'arte, Roberto Longhi e Bernard Berenson che furono nella vita irriducibili antagonisti. Abbiamo inteso - prosegue la Prof.ssa Ottani Cavina - fare un omaggio al più grande storico dell'arte italiana che abbia avuto riconoscimenti nel mondo intero: unico europeo chiamato a far parte dei trustees al J. Paul Getty Museum di Malibu, chiamato al Metropolitan Museum of Art di New York a soli 36 anni, e alla Walters Gallery di Baltimora per redigere i loro cataloghi dei dipinti italiani, Zeri ha anche compilato, sempre in America, il "Census", un catalogo di estensione senza precedenti dei dipinti italiani in America. Ma sarebbe riduttivo parlare di lui esclusivamente come grande storico e studioso dell'arte. La sua figura è quella di un uomo di cultura, estraneo e superiore alla bande, fuori dai conformismi e capace di intervenire senza peli sulla lingua su tutte le questioni di cultura che hanno a che fare con l'arte, la sua tutela e conservazione. Zeri è consapevole della forza dei media per diffondere le idee e se ne serve con grande abilità, consapevole del fatto che le apparizioni provocatorie sono tutti strumenti per combattere la rovina del patrimonio artistico italiano. Da qui gli interventi in TV, e l'assidua collaborazione a "La Stampa", senza contare i diversi libri che, pur impeccabili sul piano culturale, riescono a divulgare l'arte e un'idea della conoscenza artistica alla portata di qualunque lettore, anche non specialista, e rendendo la storia dell'arte una storia di seduzione.

La grandezza di Zeri - è stato ribadito dai diversi relatori intervenuti - sta nel saper fare come nessun altro questo mestiere, ma soprattutto nel saperlo comunicare: nello spazio di due/tre cartelle Zeri condensa un lungo processo investigativo, narrato con stile fulmineo e laconico sotto forma di "appunti" che spesso nascondono scoperte fondamentali. Eclettico nei suoi interessi che spaziano dalla botanica alla poesia, alle epigrafi romane ed islamiche, Zeri è uno studioso, ma anche un lucido testimone del nostro tempo.

 

Árpád Göncz

Presidente della Repubblica d'Ungheria

21-2-1998

Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo

Il Presidente della Repubblica d'Ungheria Göncz è stato insignito di laurea ad honorem in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo ed è il Prof. Lamberto Trezzini che spiega al pubblico intervenuto "quali rapporti, quali connessioni col mondo delle lettere e del teatro può avere uno statista europeo qual è appunto il Prof. Árpád Göncz. Ora, alcuni Paesi dell'Europa dell'Est stanno per diventare membri della comunità europea e la politica italiana sta portando un'attenzione sempre crescente a quella realtà un tempo separata dalla nostra, dalla "cortina di ferro". Ecco che allora politici-scrittori (o forse è meglio dire scrittori-politici?) come il Prof. Árpád Göncz hanno dato e stanno dando un contributo essenziale e non soltanto nel loro agire di uomini di Stato, nella direzione di un allargamento dell'Europa dell'economia ma anche di un'Europa dei popoli e dunque della cultura. Per questo il conferimento della laurea allo scrittore presidente costituisce il riconoscimento verso tutta una nazione e rappresenta fonte di reciproco arricchimento e possibile, potenziale, importante veicolo di scambio culturale. Anzi: la diffusione della cultura può essere in se stessa anche sviluppo economico. Scrittore e traduttore di opere letterarie, Árpád Göncz nasce il 10 febbraio del 1922 a Budapest e si laurea in Giurisprudenza all'Università delle Scienze. La sua carriera politica ha inizio nel Partito indipendente dei piccoli proprietari e dei lavoratori della terra... Nel 1957, dopo la rivolta del popolo ungherese contro l'oppressione stalinista, fu incarcerato, processato e condannato all'ergastolo per `avere messo in atto il tentativo diretto di abbattere l'ordine della Repubblica Democratica Popolare'. Dopo sei anni di carcere, a seguito di un'amnistia, veniva scarcerato... Con le sue opere Árpád Göncz offre un contributo forte allo sviluppo della letteratura drammatica in Ungheria, in particolare nell'analisi del rapporto tra potere e morale, rapporto particolarmente travagliato e drammatico nell'Ungheria del`socialismo reale'... Viviamo in un'Europa che si cerca e si costruisce ma che appare tuttora esposta a rischi di diversi estremismi e secessionismi. Il riconoscimento della laurea che l'Università di Bologna conferisce oggi al Presidente della Repubblica d'Ungheria, allo scrittore, al drammaturgo-politico Árpád Göncz non può non costituire che un ulteriore significativo segno del rafforzamento dei rapporti non solo tra la nostra Università e il mondo accademico ungherese, ma in pari tempo l'orgoglio e, l'ambizione di contribuire alla costruzione e quindi all'allargamento dell'Europa delle culture. Proprio per questo l'avvenimento odierno ha anche, più che mai, e per tanti motivi, valore di forte simbolo; simbolo d'incontro di culture diverse animate da una forte amicizia e dalla medesima volontà di capire e ascoltare".

 

Serge Moscovici

18-3-1998

Psicologia

Serge Moscovici ha portato contributi essenziali alla psicologia sociale a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, dando impulso alla didattica e alla sua diffusione, anche se la sua opera ha investito l'intero campo delle scienze sociali:

- la sua teoria sulle Rappresentazioni sociali è argomento di riflessione e di dibattito per un gran numero di studiosi europei e americani, non solo psicologi sociali ma anche sociologi, storici, filosofi della scienza;

- ha portato un contributo rilevante di ricerca e di teoria al tema dell'influenza sociale mostrando, per mezzo di ricerche di laboratorio e di campo, che l'influenza può essere esercitata anche nella direzione che va dalla minoranza alla maggioranza;

- ha introdotto una ristrutturazione importante a proposito delle dinamiche di giudizio sociale, dimostrando l'importanza dei processi di polarizzazione, ha permesso di superare la diatriba che lacerava la comunità degli psicologi di gruppo a proposito della qualità più o meno innovativa delle prese di decisione collettive rispetto a quelle individuali;

- insieme ad altre eminenti figure scientifiche ha fondato nel 1966 la European Association of Experimental Social Psycology di cui è stato il primo presidente.

Serge Moscovici è legato da molteplici motivi di ordine scientifico ed anche personale al nostro Paese e in particolare alla nostra Regione, questo è ulteriore motivo, anche se non fondamentale, perché gli sia offerta la laurea honoris causa in Psicologia dalla nostra Università.

 

Francesco Novara

18-3-1998

Psicologia

Il dott. Novara rappresenta uno dei più espressivi studiosi della psicologia del lavoro italiana, testimone delle possibilità conoscitive e applicative di questa disciplina alle diverse problematiche della vita lavorativa. Appassionato studioso dei meccanismi sottostanti la condotta sociale, egli ha contribuito a ridare slancio ad una disciplina che ha avuto grandi tradizioni nel passato, ma che richiedeva un impegno concettuale ed una sistemazione metodologica per meglio corrispondere alle richieste di cambiamento implicite nella natura sociale e relazionale del lavoro moderno. La sua lezione fondamentale si esprime in termini metodologici; essa si esplicita sia nella ricerca di un rapporto di interazione costante tra teoria e pratica, sia nella ricerca di un coinvolgimento diretto degli attori sociali che costituiscono insieme la realtà lavorativa, negoziandone i significati. Per la rilevanza dei suoi contributi empirici alla conoscenza dei modi di funzionare dei gruppi di lavoro e sulle interazioni uomo-macchina-ambiente e per la riflessione concettuale sul benessere e la patologia delle organizzazioni di lavoro, Francesco Novara va considerato tra gli studiosi capaci di dare un senso compiuto allo sviluppo delle conoscenze disciplinari e di rappresentare, inoltre, un punto di riferimento per i giovani che intendono proseguire lungo il sentiero conoscitivo tracciato.

 

Elizabeth Warrington

18-3-1998

Psicologia

Elizabeth Warrington è uno dei maggiori scienziati nel campo della Neuropsicologia clinica e della Neuropsicologia dei processi cognitivi. Ella ha portato contributi di valore fondamentale alla comprensione dei processi cognitivi umani e all'individuazione dei meccanismi cerebrali dai quali essi dipendono. I suoi contributi, sia metodologici che conoscitivi, rappresentano un modello esemplare per coloro che cercano di collegare gli aspetti mentali e cerebrali alla cognizione umana. Per profondità di pensiero e per accuratezza e originalità nell'individuare gli aspetti fondamentali dei problemi, Elizabeth Warrington va annoverata fra gli scienziati capaci di fare progredire in modo sostanziale la disciplina alla quale si dedicano.

Inoltre va sottolineato l'impegno ed il successo avuto dalla Warrington a partire dagli inizi degli anni Sessanta in poi nell'imporre un sapere psicologico ad un ambiente medico in molti casi refrattario a tale sapere. Va qui ricordato che la grande esperienza di Elizabeth Warrington è maturata presso la più rinomata istituzione neurologica britannica, il National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra, esaminando centinaia di pazienti cerebrolesi di vario genere.

 

James Gobbo

1-6-1998

Giurisprudenza

Il 1° giugno, presso l'Aula Absidale di S. Lucia, è stata conferita la laurea honoris causa in Giurisprudenza a sir James Gobbo, sir di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra e Governatore dello Stato di Victoria in Australia. Figlio d'immigranti veneti, laureato ad Oxford e poi brillante avvocato e giudice di Corte Suprema, è il primo australiano d'origini italiane a salire tanto in alto nel governo del suo Paese. "Una storia esemplare quella di sir Gobbo - ha detto il Magnifico Rettore -, la storia di un emigrante il cui padre muratore partito da Cittadella, in provincia di Padova, ha aperto un ristorante a Melbourne e ha dato al proprio figlio la possibilità di studiare. Opportunità sfruttata al massimo, trasformando il figlio d'emigranti in un uomo di successo, impegnato sulle tematiche della multiculturalità, a favore della comunità italiana e dello stato sociale".

Con questa laurea, sta scritto nella delibera di Facoltà che ha proposto l'onorificenza, s'intende dare riconoscimento alle profonde qualità di uomo di cultura e di esperto del diritto ad uno dei più significativi esponenti della comunità italiana all'estero che ha sempre mantenuto vivi i legami con la Patria d'origine. Va infatti detto che, se importante è stata la carriera di sir Gobbo con diverse responsabilità, dall'altra egli si è occupato, con vivo impegno, per lo sviluppo d'iniziative culturali dirette a promuovere la cultura e la lingua italiana, scrivendo anche diversi saggi sull'argomento. Per questa sua seconda attività è stato nominato, nel 1973, Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Orgoglioso della laurea, a chi gli chiede una cosa buona e un problema di Melbourne, sir Gobbo risponde ricordando i 141 gruppi etnici che formano il melting pot della città e, tra i problemi, l'eccessiva concentrazione nella produzione di materie prime, lana e minerali, a scapito dell'artigianato.

Va anche segnalata la sua dedizione alle esigenze umanitarie, infatti sir Gobbo si è occupato non solo della comunità italiana ma, più in generale, dei problemi degli stranieri e dei rifugiati, cui ha dedicato le sue energie, e la sua cura anche con opere assistenziali presiedendo e coordinando molteplici iniziative umanitarie e facendo parte di consigli d'amministrazione e di garanzia di diversi ospedali e case di cura specializzati.

La laurea si propone anche di rafforzare i vincoli di stima e simpatia che uniscono i due Paesi, consentendo in particolare all'Università di Bologna una nuova fase di sviluppo della sua presenza in Australia tramite forme appropriate di collaborazione con le università di Melbourne. Tra l'Alma Mater e le quattro università di Melbourne, infatti, sono già in atto scambi di studenti e docenti e ricerche in comune, in particolare uno studio sulle apnee notturne di chi russa.

 

Nicolas G. Hayek

11-6-1998

Conservazione dei Beni culturali

Prima laurea "in notturna" quella che è stata consegnata l'11 giugno scorso a Mr Hayec, definito signore del tempo in quanto presidente della Swatch: alle 20.30 e a San Giovanni in Monte, nel vecchio chiostro che da poco ha ripreso l'antico splendore. San Giovanni in Monte ex convento e poi ex carcere dove finivano anche i grandi orologiai, spesso mutilati perché non potessero riprodurre i loro capolavori. Hayek, orologiaio moderno è oggi, anche se involontariamente, il vendicatore della categoria: della riproduzione ha fatto un'arte, gli Swatch funzionano benissimo, ma non si aprono per essere riparati, sono diffusissimi, eppure fanno anche cultura. Un parterre delle grandi occasioni ha caratterizzato la serata a cominciare dal presidente del consiglio Romano Prodi, affiancato dal presidente della Confederazione Elvetica Flavio Cotti, dal sindaco di Bologna Walter Vitali; inoltre altre persone che difficilmente capita di vedere ad una cerimonia di questo tipo da Lucio Dalla a Fiorello a Cecchi Paone. Sulle note di un ensamble svizzero di musiche medievali è iniziata la cerimonia ufficiale, nel pomeriggio era stata presentata alla stampa "La camera del tempo", primo assaggio del museo virtuale dell'Ateneo bolognese (del quale si daranno informazioni successivamente), frutto della collaborazione iniziata un anno e mezzo fa tra la Swach e l'Università di Bologna. Aprendo la cerimonia, il Magnifico Rettore ha ricordato "...come un tempo fosse l'Università l'unica depositaria del sapere, oggi ci troviamo in un nuovo tempo e mondo che ha visto l'Università in ritardo sulle trasformazioni che hanno invece trovato altri luoghi dove svilupparsi. Si devono quindi attivare nuove regole del gioco e con umiltà riconoscere che esistono mondi più avanzati dei quali oggi non facciamo ancora parte. A Hayek offriamo la storia e la tradizione di libertà italiane, in cambio gli chiediamo di essere con noi nelle sfide che abbiamo davanti al nostro Paese". Ha poi preso la parola il Prof. Zanotti che con un brevissimo excursus sulla storia svizzera e soprattutto sulla forte crisi del 1970 che ha riguardato anche l'industria degli orologi, ha sostenuto che Hayek, con capacità geniale e spirito avveniristico, ha saputo coniugare lo spirito dell'universitas che ha lo sguardo rivolto sia al passato sia al futuro. Attesissima la lezione dottorale del neo laureato anche per la particolare motivazione della laurea letta dal Prof. Carile, Preside della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali proponente il riconoscimento: "Per il suo ruolo di operatore nella innovazione culturale e nella modificazione del gusto, grazie alla estetizzazione di alcuni oggetti (orologi, telefoni e automobili) della vita quotidiana contemporanea, che appare arricchita dalla qualità estetica e di design che Mister Hayek ha promosso alla produzione di massa". Una lectio, in effetti, fuori degli schemi quella di Hayek, nella quale il rampante capitano d'industria svizzero ha voluto sottolineare il ruolo dell'imprenditoria in Europa. "Il vero imprenditore - ha detto - è un innovatore che si assume rischi, uomo o donna che sono riusciti a tenera viva l'immaginazione delle propria infanzia, artista e filosofo, ribelle e riformatore che crea nuovo benessere e valore, creando nuovi prodotti, servizi, idee, lavori e, prima o poi, questo finisce per riflettersi nel valore azionario dell'impresa. Noi imprenditori abbiamo una fortissima corresponsabilità nei confronti della totalità dei progressi in Europa quali indicatori stradali, assumendo un ruolo attivo, creativo e riformatore. Per competere con gli USA la nuova Europa dovrà affrontare grossi problemi quali la flessibilità della sua forza lavoro e l'enorme numero di disoccupati, ma soprattutto risolvere l'enorme differenza di tenore di vita tra i Paesi industrializzati e quelli del terzo mondo, problema che si risolve non con la beneficenza ma con quel tipo di aiuto che possa rendere il loro tenore di vita almeno umano". Si è poi rivolto agli studenti: "Non abbiamo bisogno di speculatori, ma di imprenditori autentici, dallo spirito altamente etico, con una grande creatività e la volontà di lavorare sodo. Incoraggiate - rivolto ai docenti - a creare nuove imprese". Hayek ha poi concluso la sua lezione dottorale con queste parole: "Spesso sono stato accusato di essere un ottimista e di creare euforia. È vero, ho bisogno di avere intorno a me gente che è felice di fare quello che fa. Devo confessare che credo ancora a Babbo Natale e a molte favole, perché la maggior parte dei miei sogni sono diventati realtà".

 

Luigi Ciotti

1-7-1998

Scienze dell'Educazione.

In prima fila a presenziare alla cerimonia c'erano il sottosegretario Arturo Parisi, il magistrato Giancarlo Caselli, a Bologna in forma privata per l'occasione, il prefetto Mosino e il presidente della Provincia Vittorio Prodi. Sono stati Andrea Canevaro e la preside della Facoltà proponente a delineare la figura di don Ciotti e attraverso il suo profilo fare emergere le ragioni della proposta.

Luigi Ciotti è nato a Pieve di Cadore nel 1945 e la sua famiglia si trasferì a Torino quando lui aveva cinque anni: era dunque uno di quei bambini che arrivano piccoli in una città in profonda trasformazione e che in quella città crescevano e con loro crescevano anche alcuni problemi. Luigi Ciotti nel 1966 fondò un gruppo di impegno di base che diventerà il Gruppo Abele, mentre nel 1972 viene ordinato sacerdote e continua il suo impegno con il Gruppo Abele sui temi dell'emarginazione, della droga, delle connessioni con la criminalità mafiosa, della prostituzione e poi delle carceri, della sieropositività nei bambini e negli adulti, dell'AIDS. Le iniziative si moltiplicano, con aspetti operativi, quali le comunità agricole, gli educatori di strada, i servizi di pronta accoglienza; e con aspetti culturali, come le attività editoriali, e Libere-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che nasce nel 1995, oggi è composta da 600 associazioni locali e 30 nazionali, e di cui lo stesso don Ciotti è presidente.

Alla base dell'impegno di don Luigi Ciotti vi è l'educazione, o meglio, come lui dice, la necessità di imparare veramente ad educare, ad aiutare ciascuno a farlo, a migliorare i contesti familiari, sociali, politici e culturali. In questa prospettiva, non vi può essere una sola azione in cui investire come per una soluzione totale e miracolosa; e neppure può esservi un solo luogo da costruire o da perfezionare per concentrare in esso un riscatto, una difesa, una riscoperta di valori. Non una sola soluzione, e non solo un luogo, ma una pluralità di interventi a diversi livelli, e un intreccio continuo con i luoghi sociali ed individuali. Per questo don Ciotti non può essere identificato con un metodo o con un luogo; piuttosto con una strategia complessa, capace di operatività immediata e di riflessione etica ad ampio respiro. Infine - si conclude nella presentazione del neolaureato - vorremmo aggiungere un aspetto che può avere un suo peso specifico nelle scienze della formazione: Luigi Ciotti evita con cura la dimensione carismatica individuale, per valorizzare l'assunzione di responsabilità personale, con decisione ed esposizione in prima persona, e quindi con piena consapevolezza dei possibili rischi, in un'azione sociale solidale.

 

Mirko D. Grmek

10-10-1998

Filosofia

Mirko D.Grmek ha esercitato per diversi anni la professione di medico prima di dedicarsi alla storia della scienza, della quale è attualmente uno degli studiosi più noti. Mirko D. Grmek è Directeur d'études in Storia della Medicina e delle Scienze Biologiche all'École Pratique des Hautes Etudes de Paris e First Vice President dello IUPS parigino. Nei suoi numerosi studi, Grmek analizza l'influenza della malattia su tutti gli aspetti della vita umana: gli eventi storici, l'andamento dell'economia, i costumi e la demografia risentono del fenomeno delle patologie come di uno dei fattori maggiormente determinanti. Grmek indaga inoltre il rapporto conoscitivo che intercorre tra uomo e malattia attraverso un'indagine interdisciplinare attraverso la quale cerca di far luce sui rapporti che intercorrono tra la malattia come fatto organico, come interpretazione medica e come evento sociale.

Le sue ricerche si spingono fino alla più recente immunologia ed epidemiologia che, introducendo l'uso di sofisticate tecniche computerizzate, sembrano annientare la dimensione umana della terapia tradizionale.

 

Renato Dulbecco

10-10-1998

Filosofia

Renato Dulbecco è nato a Catanzaro nel 1914, si è laureato in Medicina a Torino ed ha collaborato con Giuseppe Levi, Salvador Luria e Rita Levi Montalcini. Dopo una breve parentesi di attività politica ha seguito per due anni corsi di Fisica. Dal '46 si unisce al gruppo di lavoro di Luria presso i laboratori a Bloomington (Indiana) dove ottiene il suo primo risultato scientifico: la scoperta della fotoriattivazione dei virus batteriofagi resi inattivi con la luce ultravioletta. Le sue ricerche proseguono nel campo dei virus animali, uno dei più importanti risultati di tali ricerche consiste nella definizione di una tecnica a placche usando delle colture cellulari. Questo metodo, adottato anche per lo studio delle proprietà biologiche del virus della poliomielite, porterà la virologia animale a nuovi livelli con la scoperta del primo mutante del virus della poliomielite. In seguito le sue ricerche sui tumori lo conducono alla scoperta di molti aspetti relativi all'interazione di alcuni virus con le cellule ospiti nelle infezioni e nelle trasformazioni che mettono capo alla distruzione della cellula. Nel 1975 per queste sue ricerche è stato insignito del premio Nobel per la Medicina. Attualmente Dulbecco coordina un progetto sul genoma umano presso l'Istituto Tecnologie Biomediche Avanzate di Milano. È del 1986 la sua proposta (partita poi in tutto il mondo come progetto di collaborazione internazionale) di costruire la "mappa del genoma" di decifrare cioè il patrimonio dei 100.000 geni che compongono la struttura umana.

 

Gerald M. Edelman

10-10-1998

Scienze biologiche

Gerald M. Edelman, nato nel 1929, si è laureato in Medicina e nel corso della prima parte della sua carriera scientifica ha portato un fondamentale contributo alla conoscenza della struttura e del ruolo delle immunoglobuline, ricerche per le quali ha ottenuto il conferimento del premio Nobel nel 1972. Si è successivamente occupato dello studio delle interazioni cellula-cellula durante lo sviluppo embrionale ed ha svolto un ruolo primario nella scoperta delle molecole di adesione cellulare, in particolare di quelle espresse nel cervello, e nello studio del loro ruolo fisiologico. Si è successivamente dedicato a ricerche sulle basi genetiche dei difetti connessionali nello sviluppo cerebrale e sulla struttura tridimensionale di molecole proteiche implicate nella risposta immunitaria. I suoi interessi scientifici si sono negli ultimi anni sempre più spostati verso la Neurobiologia. Le sue teorie, esposte in numerosi saggi, hanno suscitato un ampio e fecondo dibattito internazionale che ha coinvolto non solo ricercatori sperimentali ma anche filosofi ed epistemologi. Nell'Istituto di Neuroscienze da lui attualmente diretto si stanno svolgendo ricerche sulla costruzione di automi "intelligenti" in grado di fornire performances non basate sulla logica dei calcolatori, ma su una logica rapportabile a quella che regola lo svolgimento delle funzioni cerebrali. Non è azzardato ritenere che queste ricerche apriranno prospettive nuove e potenzialmente rivoluzionarie per la nostra comprensione dell'intelligenza e delle funzioni cerebrali. Per l'importanza delle sue ricerche la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali ha proposto la laurea ad honorem in Scienze Biologiche.

 

Gerardus 'T Hooft

10-10-1998

Fisica

Gerardus 'T Hooft è nato nel 1946 in Olanda, si è diplomato in "Physics and Mathematics" all'Università di Utrecht dove oggi insegna, anche se per vari periodi è stato ospite presso altre prestigiose istituzioni universitarie. Al prof. 'T Hooft sono già state conferite altre due lauree honoris causa e numerosi premi e riconoscimenti. Per quanto riguarda l'attività scientifica il prof. 'T Hooft ha dato contributi determinanti al Modello Standard. Il Modello Standard non potrebbe esistere senza le due seguenti colonne: la Teoria delle forze di Colore Subnucleare Elettrodebole e la Teoria delle Forze di Colore Subnucleare Forte. Si legge nella delibera del consiglio di Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali che ha proposto la laurea ad honorem in Fisica: "I contributi di Gerardus 'T Hooft alla costruzione di questi due pilastri del Modello Standard sono stati fondamentali e hanno portato l'allora giovane fisico di Utrecht ad essere oggi uno dei più grandi fisici teorici viventi".

 

 


* cura di Mimma Mussolini.