Il sito di Kafir Kala
Kafir Kala è uno dei siti più importanti dell'intera media valle dello Zeravshan (coordinate.
Il sito sorge in un'area protetta naturalmente da diversi corsi d'acqua: l'Ilon sai a est, lo Yatanzhar sai ad ovest e il Canal Dargom a nord ed è composto di diversi corpi: una cittadella centrale alta 22 m, un fossato che la circonda e nel quale sono posizionate sei torri staccate, tre a nord e tre a sud, un grande terrapieno esterno, un secondo fossato e un secondo terrapieno ad ovest della cittadella.
A sud, staccata dal resto del complesso, c'era la necropoli, che però è andata distrutta durante le operazioni di bonifica eseguite negli anni '60-70, volte ad acquisire nuove superfici coltivabili ed incrementare la rete idrica necessaria per l'irrigazione e l'allevamento.
È facile comprendere come l'interesse nei confronti della fortezza si sia manifestato sin dall'inizio del secolo scorso.
Nel 1918 Mikhail Masson diede una prima interpretazione del sito basandosi sulla descrizione del giardino reale di Kal'bet lasciata dall'ambasciatore spagnolo Ruy Gonzalez de Clavijo all'inizio del XV secolo ed identificato da A. YU. Yakubovskii come Davlet-abad. Nell'articolo pubblicato nel 1928 l'autore fornisce due piante, una per l'area archeologica e una per il sito, molto utili per
Dal 1936 al 1939 Grigoriev, in cerca di confronti con il sito di Tali Barzu, eseguì lo scavo di alcuni fornaci per ceramica sulla sponda destra dell'Ilon sai. Nel 1956-57, sempre sulla riva destra dell'Ilon sai, un piccolo sito fu scavato da Shishkina, portando alla luce la probabile abitazione di un proprietario fondiario. All'inizio degli anni '60 Nil'sen studiò il sito da un punto di vista architettonico, prestando particolare attenzione alle tecniche costruttive, specialmente quelle in pakhsa (grandi blocchi, circa 1 x 1 m, di argilla cruda). Anche Nil'sen ha lasciato una planimetria del sito, particolarmente utile per fare confronti e per ricostruire la storia del sito anche alla luce delle grandi trasformazioni territoriali avvenute nei decenni successivi.
Alla fine degli anni '60 abbiamo i sondaggi eseguiti da Obel'chenko sulla parte alta del terrapieno ad ovest della cittadella. Le strutture portate alla luce si riferiscono a due diverse fasi di occupazione del sito, attribuibili rispettivamente al VI e all'XI-XII sec. d.C.
All'inizio degli anni '90 sono riprese le attività per opera dell'Istituto di Archeologia dell'Accademia delle Scienze dell'Uzbekistan, sotto la direzione di Amruddin Berdymuradov. Per la prima volta è stata scavata la parte alta della cittadella, in particolare un corpo rettangolare sporgente dal nucleo centrale sull'angolo nord-ovest. Tra i reperti si segnalano alcune calzature in pelle, noci, noccioli di pesca e numerosi frammenti di ceramica IV-VII sec. d.C.
Nel 2001 sono riprese le attività di ricerca nell'ambito del Programma Italo-Uzbeko della Carta Archeologica della Media Valle dello Zeravshan, con lo scavo stratigrafico della cittadella e una serie di interventi nelle aree circostanti per definire meglio le strutture esterne. In particolare, dalla cittadella, sotto uno crollo di travi lignee bruciate e resti di carbone, è stato portato alla luce uno strato con 411 bullae utilizzate per chiudere dei documenti in pergamena che però sembrerebbero essere stati distrutti durante la conquista araba del sito avvenuta nella prima metà dell'VIII sec. d.C.
Simone Mantellini
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