Introduzione
Nel 2002 ha preso avvio un progetto di ricerca volto
alla comprensione delle dinamiche insediative della pianura
a sud di Ravenna (territorio Decimano) tra la fine dell'età
romana e gli ultimi secoli del Medioevo (IV-XV secolo). La
zona interessata (1) dalla ricerca comprende una vasta porzione
di territorio delimitato a nord dalla città di Ravenna,
ad est dal fiume Savio, ad ovest dal Ronco e a sud dalla via
Emilia. Si tratta di un territorio che assunse sin dall’età
preistorica una notevole importanza essendo a ridosso dei
primi rilievi appenninici, in stretto contatto con il mare
ed inserito nelle principali rotte economico-commerciali (figura
1).
La metodologia adottata
Da un punto di vista metodologico (2), si è
proceduto sul campo per file parallele, mantenendo una distanza
tra i ricognitori pari a 10 metri. La scelta di un'elevata
intensità si è resa necessaria per rinvenire
strutture d'epoca altomedievale, caratterizzate da ridotte
dimensioni e da una cultura materiale limitata.
Una volta localizzati siti archeologici, si è passati
alla fase di documentazione di quanto rinvenuto e alla raccolta
del materiale individuato. A tal proposito tre sono state
le strategie adottate.
Nel caso di contingenti problemi di ricerca, quali campi di
barbabietole già seminati, si è applicata una
documentazione per file, che ha permesso di mantenere un buon
grado d'informatività, nonostante una serie di limiti
che, usando una similitudine con lo scavo stratigrafico, potremmo
paragonare a quelli derivanti dall'utilizzo di trincee rispetto
a grandi aree.
Di fronte a clusters isolati di materiali d'epoca medievale,
si è invece adottata una documentazione per area, dapprima,
delimitando la zona di dispersione dei manufatti e, in seguito,
raccogliendo i reperti presenti in superficie (a esclusione
dei materiali da costruzione).
Infine, in presenza di complesse aree archeologiche d'epoca
medievale (insediamenti accentrati) oppure di siti pluristratificati
con un'ampia diacronia di utilizzo (ville romane, con fasi
tardoantiche e medievali), si è proceduto alla quadrettatura
con un modulo compreso, a seconda del grado di leggibilità
e conservazione del dato di superficie, tra i 4 (2x2) e i
25 (5x5) metri quadrati (figura 2). Tale scelta si è
resa necessaria soprattutto per comprendere la dislocazione
topografica delle diverse aree di frequentazione che solo
in parte si sovrappongono e, in genere, occupano distinte
porzioni delle strutture più antiche.
L’età romana
(a cura di Valentina Manzelli)
I primi due anni di indagine hanno fornito numerosi dati
utili alla comprensione delle modalità insediative della campagna
a sud di Ravenna fin dalla prima romanizzazione in rapporto
alla città e, successivamente, al centro tardoantico di Classe.
Tra gli obiettivi prefissati spiccava il tentativo di chiarire
i rapporti tra la viabilità terrestre e fluvio-lagunare e
le tracce di insediamento antico.
Le informazioni raccolte evidenziano l’estraneità della
via del Dismano rispetto al disegno di occupazione territoriale
di età romana. Questo tracciato, la cui denominazione di origine
miliare risale al Medioevo, ma che si ritiene ricalchi un
asse viario protostorico, non mostra alcun rapporto con i
pur numerosi siti romani rintracciati nelle vicinanze. Al
contrario, l’assetto territoriale decimano sembra condizionato
dalla direttrice delle vie Vecchia Garetta – Ponte della Vecchia.
Quest’ultimo, allineato con la via del Confine, interrotta
all’altezza di Pisignano e costituente l’asse generativo della
centuriazione cervese, mostra un rapporto non solo con vecchi
canali di drenaggio e strade carraie ancora attivi in questo
tratto di campagna, ma pure con le tracce di numerosi insediamenti
di età romana e preromana.
Di particolare interesse, inoltre, risulta la ricorrenza
di continuità di occupazione e insediamento delle medesime
aree dall’età del Ferro a quella romana repubblicana. Materiali
ceramici dell’età del Ferro si rinvengono infatti in molte
aree interessate da una precoce presenza romana.
Per quanto riguarda la tipologia dei siti individuati
si segnala la presenza di numerosissime ville rustiche con
parti residenziali di pregio, che testimoniano un alto tenore
economico e stretti rapporti con l’Italia centrale e costiera.
Il numero elevato di attestazioni di questo tipo, concentrate
in un’area non vasta, evidenzia la necessità di un’attenta
analisi dei dati per comprendere il modello insediativo di
questa porzione di territorio, forse condizionata dalla presenza
di specchi d’acqua verso est, ma con implicazioni sulle modalità
di sfruttamento dello spazio agricolo che è necessario chiarire.
Le tendenze del popolamento rurale tra tardo antico e alto
Medioevo
(a cura di Nicola Mancassola)
In età tardoantica (secoli IV-VI) si assiste
ad una leggera riarticolazione del precedente assetto insediativo
romano, testimoniata dalla scomparsa di alcuni edifici rurali
e da un processo di gerarchizzazione delle ville d’età
imperiale. Quest’ultime sembrano seguire due destini differenti.
Talvolta persistono grandi complessi residenziali con ambienti
mosaicati ed elaborate decorazioni marmoree, pienamente inseriti
nei principali circuiti commerciali dell’epoca, come dimostrano
gli abbondanti ritrovamenti di anfore e ceramiche fini da
mensa sia africane, sia orientali. In altri casi le ville
sono interessate da processi di degrado e ridimensionamento
che però non portano quasi mai all’abbandono completo
dell’edificio, ma ad un utilizzo parziale dello stesso. Non
è infatti infrequente trovare sui resti di queste strutture
tracce di piccole abitazioni in legno o in laterizi di reimpiego,
caratterizzate da una cultura materiale molto povera.
Durante l’altomedioevo (VII-X secolo) si nota un’ulteriore
evoluzione dell’insediamento rurale. Innanzi tutto non esistono
più grandi edifici residenziali (ville), ma cominciano
ad assumere sempre maggior importanza le pievi che diventano
sia poli religiosi, sia centri amministrativi di controllo
e di organizzazione delle campagne. Anche da un punto di vista
insediativo si notano alcune differenze. Se infatti persiste
un modello di popolamento sparso, per la prima volta cominciano
ad apparire dei nuclei accentrati. Si tratta di piccoli agglomerati
costituiti da alcune abitazioni di modeste dimensioni, perlopiù
in materiale deperibile (legno) e con un limitato reimpiego
di laterizi romani (figura 3). Accanto a questi nuovi centri,
si trovano sparsi sul territorio singoli edifici rurali, in
alcuni casi eredi di unità abitative d’epoca tardoantica,
in altri sorti ex novo su aree disabitate.
Note
(1) Le ricognizioni sono state dirette sul campo oltre che
dallo scrivente dalla dott.ssa Valentina Manzelli e dalla
dott.ssa Marilisa Ficara. Sulla struttura del progetto di
ricerca si rimanda a: AUGENTI et al. 2003; AUGENTI, MANCASSOLA,
MANZELLI 2004, AUGENTI et el. 2005.
(2) Su tali aspetti si rimanda a MANCASSOLA 2006.
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