LA ROCCA DI MELDOLA
Analisi archeologica degli elevati
La Rocca di Meldola è una delle più interessanti
e meglio conservate fortificazioni dell’intera Romagna.
Si tratta di un monumento complesso ed articolato, le
cui fasi più antiche risalgono al Medioevo, successivamente
oggetto di numerose ristrutturazioni e restauri in età
moderna. La Rocca trova proprio nel suo carattere pluristratificato
uno degli elementi più caratterizzanti: le molte fasi
hanno infatti lasciato abbondanti tracce differenziate
nelle murature ancora oggi conservate.
Lo scopo di questo progetto di ricerca è proprio quello
di affrontare l’analisi della Rocca dal punto di vista scientifico,
e più specificamente applicando alla lettura degli elevati
e dell’intero complesso le modalità proprie della archeologia
dell’architettura. In sostanza, si tratta di sottoporre le
strutture della Rocca ad una indagine di tipo stratigrafico,
volta ad individuarne le fasi costruttive.
Sarà in questo modo possibile procedere ad una
sistematizzazione della conoscenza del monumento e stabilire
una cronologia relativa delle strutture che lo compongono,
per poi assegnare ad ogni fase una cronologia assoluta.
Uno dei fattori principali di connotazione dell’edilizia
storico-monumentale è la contemporanea presenza di diverse
fasi costruttive e tracce di ripetuti interventi sul
costruito, che determina una complessa stratificazione
di segni sul manufatto.
La prima campagna di indagini sulla Fortezza
si è proposta pertanto di analizzare l’edificio come
struttura monumentale e deposito archeologico conservato
in elevato, di interpretare i dati che sono scaturiti
dallo studio della valutazione della densità stratigrafica
ed infine di approfondire le indagini sui materiali
e sulle tecniche costruttive, indispensabili per la
comprensione e per il riconoscimento delle parti omogenee
delle murature.
Si sono inoltre ripercorse le evoluzioni delle
attività costruttive subite dall’edificio, nell’arco
di tempo che va dalla sua prima edificazione allo stato
attuale, attraverso le informazioni desunte dalle fonti
cartografiche e fotografiche comparandole con quelle
degli interventi di restauro contemporanei.
Diagramma di flusso delle fasi
della prima campagna d’indagine sulla Rocca di Meldola.
Identificazione
e divisione
del complesso architettonico in corpi di
fabbrica
La complessità della Rocca di Meldola, caratterizzata da una articolazione spaziale su più livelli ed da uno sviluppo
planimetrico e volumetrico estremamente notevole, ha reso necessario adottare una raccolta dei dati gerarchicamente
organizzati. L’adozione di tale metodologia è dettata principalmente dalla volontà di trarre la maggior quantità di dati
possibile in modo sistematico e completo, oltre che da esigenze di ordine pratico.
In primo luogo si è proceduto alla suddivisione
del complesso architettonico (C.A.) in corpi
di fabbrica (C.F.), unità edilizie distinguibili
per caratteristiche architettoniche unitarie e peculiari.
Al di sotto di questo livello si pone il prospetto
generale (P.G.), ovvero ogni singolo muro esterno
che delimita il corpo di fabbrica.
A livello planimetrico un corpo di fabbrica si presenta come una partizione del complesso architettonico che,
pur essendone parte integrante, risulta essere caratterizzato da un elevato grado di unitarietà. In termini pratici
l’individuazione è resa possibile sulla base dell’osservazione dello spessore dei muri perimetrali, che solitamente
rimane costante per tutto il corpo di fabbrica, e dell’omogeneità della pianta stessa. Lo studio dei prospetti è ancor
più significativo in quanto si ha un riscontro visivo immediato dell’unitarietà dei corpi di fabbrica, poichè le differenze
macroscopiche delle tecniche edilizie, così come dei materiali impiegati, risultano essere una chiara linea guida per
l’individuazione delle partizioni di un complesso architettonico.
Campionatura del paramento murario:
analisi delle tecniche murarie e costruttive
Lo studio delle tecniche murarie è un aspetto fondamentale dell’archeologia
del costruito. Esso rappresenta infatti un valido supporto per la comprensione dell’evoluzione di un manufatto
nel quale si riflettono cambiamenti tecnici, tecnologici e di costume.
La Rocca di Meldola presenta diverse tipologie murarie divisibili macroscopicamente in murature in pietra ed in laterizi.
Questa prima suddivisione sembrerebbe essere indicativa di due macro-periodi costruttivi.
In questa prima fase degli studi sono state analizzate principalmente le murature in pietra o in opera mista pietra-laterizio.
Queste evidenze potrebbero infatti rappresentare le murature più antiche presenti nel castello, ma una conferma definitiva a
questa ipotesi potrà venire solo dall’analisi stratigrafica degli elevati che chiarirà i rapporti temporali tra i diversi elementi del complesso.
La macro-fase successiva vede un intervento massiccio e diffuso in larga parte del complesso architettonico. I laterizi sono
infatti impiegati per rivestire la cinta muraria in adeguamento a nuove esigenze difensive che impongono la realizzazione
di mura che, come la torre, vengono rimaneggiate e dotate di rivestimento in mattoni e base con andamento a scarpa.
L’apparecchiatura muraria in laterizi non presenta una tecnica omogenea o standardizzata, ma presenta alcune variazioni
dimensionali che, attraverso l’analisi stratigrafica e mensiocronologica potrebbero permettere di comprendere l’evoluzione
del complesso in questa fase.
Lo studio delle murature è stato realizzato tramite
la campionatura delle diverse apparecchiature murarie. Ogni
variazione delle dimensioni, dei materiali, o della posa in
opera è stata quindi registrata in un’apposita scheda campione
muratura (CM). L’esigenza di produrre una documentazione
grafica precisa ed esaustiva in tempi ridotti ha determinato
la scelta di impiegare la tecnica fotogrammetrica ed il software
di raddrizzamento di immagini digitali Rolleimetric MSR
(Metric Single Rectification). La tecnica del raddrizzamento
permette infatti di trasformare un fotogramma, per sua natura
affetto da deformazione prospettica, in un fotopiano privo
di distorsioni.
L’immagine fotografica inserita nelle schede è quindi in scala, ed ogni elemento della muratura è misurabile.
Per permettere una migliore visualizzazione delle componenti i diversi elementi sono stati inoltre ricalcati.
Dei 15 campioni finora presi in esame 6 rappresentano
murature in pietra, 2 in tecnica mista pietra e laterizio
e 7 sono realizzati esclusivamente in laterizi. Sono impiegati
materiali di origine locale, ciottoli di fiume e pietra calcarea,
di facile approvvigionamento da parte dei costruttori. Nella
maggior parte dei tipi esaminati (4 su 6) ai ciottoli si affiancano
bozze (grandi elementi sbozzati) di pietra calcarea ed in
un solo caso (CM 11) la pietra non è sbozzata. Un
unico campione è realizzato esclusivamente in ciottoli (CM
15).
Trattandosi di murature in tecnica irregolare, sostanzialmente simili per materiali e posa in opera, è stato utile
concentrare l’attenzione sulla dimensione degli elementi. La dimensioni della pietra lavorata così come quelle degli elementi
posti in opera al naturale sono condizionate da numerose variabili, una differenza dimensionale può però essere causata
dall’impiego di diverse maestranze nella lavorazione della pietra o dalla mutazione dei bacini di approvvigionamento dei ciottoli.
E’ stata così riscontrabile una variazione notevole nelle dimensione degli elementi costitutivi campioni apparentemente simili.
Nei campioni in ciottoli e pietra calcarea si può notare una diversificazione delle dimensioni medie dei ciottoli da 12,2 cm a 19,2 cm,
mentre la pietra varia da 23,8 cm a 35 cm.
Un interessante particolare è costituito dalla presenza di malta di terra impiegata come legante nei muri di tipo 9 e di tipo 8.
Si tratta di un particolare non riscontrato altrove, probabilmente a causa di interventi di consolidamento e restauro realizzati in epoca
moderna. Un ulteriore tipologia è costituita dalla muratura totalmente di restauro che presenta caratteristiche abbastanza uniformi e non
è stata campionata in quanto moderna.
Tecnica di costruzione delle mura
L’esame autoptico delle mura di cinta della Rocca ha permesso di individuare alcuni particolari costruttivi
fondamentali per la comprensione della tecnica di costruzione impiegata. Grazie al distacco di parte del rivestimento in laterizi è
stato possibile osservare che le mura sono costituite da tre diversi elementi: un nucleo interno in ciottoli, un secondo muro in
conglomerato ed infine il paramento in laterizi.
In una prima fase sarebbe stato realizzato il
muro interno in conglomerato, di notevole spessore, probabilmente
appoggiato al banco roccioso sul quale sorge la rocca. I costruttori
realizzarono quindi una paratia puntellata alla roccia per
mezzo di elementi lignei, catene, mantenuti orizzontali da
travi fissate alle tavole della cassa. La parete della cassaforma
era invece mantenuta verticale da di puntelli esterni inclinati.
Il conglomerato, gettato all’interno della cassa, andava quindi
ad avvolgere le travi lignee che vi restavano inglobate.
La seconda fase avrebbe previsto la realizzazione
del secondo muro con andamento a scarpa. La tecnica impiegata
doveva essere sostanzialmente la stessa adottata nella prima
parte dell’opera. Anche in questo caso le catene, infisse
nel primo muro per mezzo di scassi, puntellavano la parete
della cassa appoggiandosi alle travi orizzontali. Entrambi
questi elementi lignei sarebbero rimasti inglobati nel conglomerato
ed avrebbero lasciato le impronte visibili nella muratura
dopo la degradazione del legno.
Nella terza fase sarebbe infine stato realizzato
il paramento in laterizi con andamento a scarpa appoggiandosi
al secondo muro in conglomerato. I mattoni sarebbero stati
allettati manualmente ed una maggiore coesione col muro interno
sarebbe stata ottenuta per mezzo di elementi posti di testa inseriti
nel muro precedente per mezzo di scassi.
Conclusioni
La Rocca di Meldola é un complesso
architettonico che ha subito nei secoli più fasi costruttive
che, pertanto, le hanno conferito una eterogeneità di tipo
diacronico. Durante le prime ricognizioni si é reso necessario
adottare una metodologia che mirasse alla raccolta della maggior
quantità di dati possibile attraverso un iter sistemati esaustivo.
Innanzitutto si é analizzato la struttura della Fortezza attraverso
la lettura delle planimetrie, si é individuata la suddivisione
del complesso architettonico in corpi di fabbrica
e si sono identificati i prospetti generali. Nel
contempo é stata analizzata parte della documentazione storica
disponibile riguardante la Rocca, in particolare documenti
cartografici, fotografici e catastali. La complessa struttura
architettonica degli elevati che costituiscono il monumento,
ha reso necessario l’applicazione di un metodo ricognitivo
del deposito archeologico degli elevati, il quale é stato
definito valutazione della densità archeologica (VDS).
Tale strumento ha permesso di studiare e valutare, in tempi
brevi, le potenzialità dei singoli prospetti murari.
Sulla base dei dati raccolti attraverso la valutazione
della densità archeologica si é potuto individuare l’indice
di densità del potenziale archeologico, che rappresenta il valore
medio della potenzialità del prospetto in esame.
Nel corso di questa prima campagna di indagini si sono dunque
individuate ed analizzate le strutture architettoniche più significative, scartando
i prospetti murari che non hanno valore rappresentativo poiché alterati da
opere di restauro che ne hanno compromesso la lettura della stratigrafia.
Prospettive per la prosecuzione dell’indagine
L’applicazione del metodo della V.D.S. ha messo
in luce interessanti prospettive di approfondimento ed intervento, preparando
al contempo il campo per la successiva fase del lavoro, ovvero l’analisi stratigrafica degli elevati.
La necessità di utilizzare in modo preliminare una rapida ma accurata metodologia
analitica non è stata solo dettata dalla volontà di ordinare gerarchicamente una mole immensa
di possibili dati, ma soprattutto dall’intenzione di valorizzarne l’aspetto del potenziale informativo
intrinseco. La finalità dichiarata di questo metodo nel caso specifico della Rocca di Meldola
consta dunque nel cercare di ricostruire le vicende legate a tutte le fasi costruttive, portando
alla luce dinamiche che sfuggono all’analisi storica.
Analisi stratigrafica degli elevati
· Metodologia applicata all’analisi stratigrafica
· Applicazione del metodo di indagine
· Conclusioni e schede USM
Costruzione di una sequenza cronologica relativa
ed assoluta delle murature
· Tavola comparativa dei campioni murari individuati
· Schede dei campioni murari
· Individuazione di confronti nell’abitato di Meldola e nel territorio
· Planimetrie tematiche di riferimento
Analisi cronotipologica delle aperture
· Individuazione delle varianti, rilievo e catalogazione
· Tavola comparativa con costruzione della sequenza cronologica relativa ed
assoluta
· Individuazione di confronti nell’abitato di Meldola e nel territorio
· Planimetrie tematiche di riferimento
La Rocca di Meldola: sviluppo diacronico e fasi
costruttive
· Ricostruzione dell’assetto della Rocca nei secoli in base allo studio delle
murature
· Planimetrie tematiche relative alle murature attribuibili alle varie fasi
· Ricostruzione tridimensionale della Rocca nelle varie fasi d’espansione
All’indagine hanno partecipato i collaboratori dell’insegnamento
di Archeologia medievale della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università
degli Studi di Bologna, Dipartimento di Archeologia (sede di Ravenna), coordinati dal Prof. Andrea Augenti:
- Dott.ssa Chiriotti Chiara
- Dott.ssa Fanti Elena
- Dott. Ravaioli Enrico
- Neri Maria Augusta, laureanda