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Progetti di ricerca   S. Pietro in Cotto

 

 

SAN PIETRO IN COTTO: CAMPAGNA DI SCAVI 2008


(a cura di Mila Bondi, Enrico Cirelli)


  La Piana di San Pietro in Cotto è un’ansa fertile del fiume Conca, un'area che ha restituito testimonianze archeologiche riferibili all’età repubblicana, imperiale e altomedievale ma che non è mai stata oggetto d’indagini sistematiche mirate alla comprensione delle dinamiche del popolamento della zona.
  Negli anni passati numerose indagini occasionali hanno infatti riportato alla luce materiali e strutture appartenenti a un insediamento articolato lungo un diverticolo della Via Flaminia. Le evidenze finora identificate non consentono tuttavia di definire ancora con esattezza l’estensione e il tipo di insediamento, se cioè si tratta di un sistema di ville con funzioni produttive e residenziali del popolamento rurale o se invece si era costituito un piccolo Vicus.
  Per analizzare queste evidenze e per comprendere l’evoluzione del paesaggio dalle forme di occupazione di età romana e tardo romana fino alla costituzione nel Medioevo dei siti fortificati che ancora caratterizzano il territorio, il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna – Insegnamento di Archeologia Medievale -, grazie al patrocinio dei Comuni di Gemmano, Montefiore Conca, Morciano di Romagna, San Clemente e Monte Colombo e in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, ha effettuato la prima campagna di scavi archeologici (5 Maggio - 14 Giugno 2008)(1).
  Sono state aperte due aree di scavo, situate nel Comune di Gemmano (RN), all’estremità Ovest della Piana di San Pietro in Cotto, nel territorio della Valconca (Foglio catastale 8, particella 95 - proprietà Faetani).
  L’area indagata permette un primo approccio alla conoscenza di una zona da sempre al centro di rinvenimenti di superficie e segnalazioni sporadiche. In particolare, si volevano comprendere e contestualizzare le evidenze presenti nella cantina della casa colonica: un muro, conservato in alzato per circa 60 cm, a cui è associato un piano pavimentale sorretto da suspensurae. I resti furono attribuiti genericamente al periodo romano in base al materiale rinvenuto negli strati di macerie che obliteravano il piano pavimentale.
  A tal fine, sono stati indagati due settori di scavo (circa 10 x 10 m), posti nelle immediate vicinanze dell’abitazione (Fig. 1): in questo modo si voleva verificare l’estensione, a Nord e Sud, dell’edificio di età romana e definirne il tipo; in più si desiderava comprendere l’evoluzione del sito una volta abbandonato il complesso romano.
  L’analisi delle evidenze rinvenute all’interno delle due aree di scavo permette di fornire una datazione di questo sito, a partire dal II sec. a. C. L’edificio, di cui sono state identificate alcune strutture murarie e di cui si conosceva già l’esistenza, è probabilmente una villa che vive il suo momento di massima espansione nella prima età imperiale.
  Di questa sono state individuate e parzialmente scavate le fasi di abbandono e distruzione delle strutture, evento che è da porre dopo la media età imperiale.
Una volta venuto meno l’edificio, l’area venne rioccupata probabilmente nel V secolo, anche se si tratta per il momento di ipotesi, fondate sull’indice di residualità dei materiali. La frequentazione di questa fase raggiunge tuttavia l’alto Medioevo. Sono state identificate infatti tracce di occupazione di VII e VIII secolo d. C.
  L’insediamento in questo periodo è caratterizzato da evidenze piuttosto differenti, prive dei caratteri di monumentalità che il materiale residuo e le strutture identificate permettono di ipotizzare per la villa.
  L’area infatti divenne uno spazio aperto, in cui fu impostata - e mantenuta a lungo - una strada in acciottolato che, con ogni probabilità, metteva in comunicazione strutture di tipo produttivo (per esempio un’attività di lavorazione del metallo individuata nel settore 2000- Fig. 2), di ambito rurale (a cui possono essere ricondotte le evidenze messe in luce nel settore 1000) e, verosimilmente, di tipo residenziale, tutte dislocate in questa parte della Piana di San Pietro.
  Quanto emerso dallo scavo trova riscontro, in Romagna, in altri casi di ville di età imperiale interessate da fenomeni di abbandono e, in seguito, di rioccupazione; il più pertinente sembra quello della villa individuata a S. Zaccaria (RA) dove, oltre ad essere documentato il disuso di alcuni settori dell’edificio, sembra comparire un’area produttiva, testimoniata dalla presenza di scorie di lavorazione del ferro.
  Le indagini proseguiranno nel 2009, nell’area meridionale dell’insediamento, dove le analisi geognostiche condotte lo scorso anno (realizzate da Andrea e Jacopo Tirincanti), indicano la presenza di una concentrazione di strutture, che potranno chiarire meglio le funzioni e le fasi di occupazione dell’insediamento.

 

Note

(1) Le indagini, svolte sotto la direzione scientifica del Prof. Andrea Augenti e del Dott. Enrico Cirelli, sono state effettuate da studenti e laureati di diverse università italiane coordinati, sul campo, da Ilaria Begnozzi, Mila Bondi, Davide Marino, Marzia Pieraccini, Paolo Scozzari, Andrea Tirincanti.

 

 

 

 

 

 

 


Localizzazione del sito nella
Piana di San Pietro in Cotto



Settore 2000 (pianta sintetica): nell’angolo S-O č evidenziata la dispersione di scorie e argilla concotta,
al centro il profilo della strada e a
Est le due strutture in laterizi