Introduzione
L’interesse per il territorio reggiano da parte dell’Università
di Bologna, Dipartimento di Archeologia, ha preso avvio nell'autunno
del 2003, quando, in collaborazione con il Museo Civico di
Reggio Emilia e la Soprintendenza per i Beni Archeologici
dell’Emilia Romagna, si è intrapreso un progetto di
ricognizioni di superficie denominato "Campagne Medievali",
che di fatto ha costituito il primo stralcio di un'indagine
di più ampia scala volta alla creazione di una carta
archeologica della provincia (1).
La zona interessata dalla ricerca ha compreso una vasta porzione
della pianura a nord di Reggio Emilia coincidente con i comuni
di Cadelbosco di Sopra, Bagnolo in Piano e Correggio (figura
1).
Nello specifico si è trattato di un progetto
triennale di archeologia dei paesaggi (2), basato su ricognizioni
di superficie, sullo studio delle fotografie aeree, sull’analisi
della cartografia storica esistente e sullo spoglio dei documenti
storici d’archivio.
I dati ottenuti hanno portato all’individuazione di numerose
aree archeologiche inedite, a una maggiore conoscenza degli
aspetti geomorfologici del territorio e a una valorizzazione
degli antichi sistemi di parcellizzazione agricola.
Alcuni cenni sul potenziale archeologico
Per una corretta comprensione del potenziale archeologico
di questa porzione della pianura reggiana è necessaria
una precisa analisi della componente geomorfologica. Il reticolo
idrografico di quest'area è, infatti, caratterizzato
dalla presenza di corsi d'acqua a regime variabile, che scorrono
in un alveo, in genere sopraelevato rispetto alla pianura
circostante (fiumi pensili). Ciò, tra VI e VII secolo,
in seguito anche a un peggioramento climatico generale, portò
a un radicale cambiamento del territorio, obliterando sotto
alcuni metri di sedimenti alluvionali il paleosuolo di età
romana (figura 2). Va comunque precisato che tali fenomeni
non interessarono uniformemente il territorio oggetto d'indagine,
così che di tanto in tanto, a macchia di leopardo,
si possono trovare ancor oggi lembi di suoli romani e talvolta
dell'età del Bronzo (Canolo, Prato, Vicozoaro).
Questo stato di cose, si riscontra anche nei ritrovamenti
archeologici di superficie che nella quasi totalità
dei casi risalgono età medievale e rinascimentale (piccoli
insediamenti isolati, fornaci per laterizi e castelli) e si
trovano localizzati in prossimità di antichi dossi
fluviali (figura 3). Questo stretto rapporto tra frequentazione
antropica e ambiente naturale in molti casi può essere
ricostruito in maniera diacronica, essendo possibile rilevare
una lenta e progressiva espansione degli insediamenti, che
,dapprima (VIII-IX secolo) localizzati in prossimità
delle zone rialzate, in seguito (dall'XI al XV secolo) occuparono
anche i margini delle aree depresse, indicandoci un fenomeno
di dissodamento e colonizzazione del territorio a partire
dai secoli centrali del Medioevo e che troverà pieno
compimento in età moderna.
Va infine segnalato che la quasi totalità di queste
aree archeologiche era inedita, il che indica come la zona
indagata abbia potenzialità notevoli, di cui solo in
questi anni si inizia a cogliere la reale portata.
Note
(1) MANCASSOLA 2006, FICARA 2006.
(2) Le ricognizioni di superficie sono state effettuate dal
2003 al 2005. Tra il 2006 e il 2008 si è, invece, proceduto
allo scavo di un villaggio medievale impostato in prossimità
di una villa di età romana con fasi tardo antiche.
Dal 2009 si procederà con il secondo stralcio di ricognizioni
nei comuni di Gualtieri e Guastalla.
Bibliografia
FICARA M. 2006, L'occupazione dei dossi fluviali nel
territorio di Reggio Emilia: il caso di Canolo di Mezzo,
in MANCASSOLA N., SAGGIORO F., Medioevo, paesaggi e metodi,
Mantova, pp. 147-166.
MANCASSOLA N. 2006, Interpretazione di superficie del
dato altomedievale in area padana. Il territorio a sud di
Ravenna (Decimano) e la pianura a nord di Reggio Emilia,
in MANCASSOLA N., SAGGIORO F., Medioevo, paesaggi e metodi,
Mantova, pp. 115-146.