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L’ATTIVITÀ DI RICERCA
ARCHEOLOGICA PRESSO LA PIEVE
S. BARTOLOMEO AD DECIMUM A SAN ZACCARIA (RA)
(a cura di Enrico Ravaioli)
La pieve di S. Bartolomeo è situata a sud della
frazione di S. Zaccaria, lungo la via Dismano che da Ravenna
conduce a Cesena. Benché l’attuale aspetto sia conseguente
ad una edificazione relativamente recente (fine XVIII secolo),
la pieve risulta tuttavia attestata per la prima volta nel
959 d.C.(1); inoltre l’edificio e l’area limitrofa hanno restituito
nel tempo alcuni elementi di arredo liturgico ascrivibile
al V-VI. Unica testimonianza conservata della millenaria storia
della pieve è il campanile romanico, ascrivibile all’XI
secolo d.C.
Lo scavo archeologico condotto dal 2004 al 2007 ha
inizialmente interessato l'area antistante la chiesa attuale
costruita al termine del Settecento (Area 1), permettendo
di individuare il precedente edificio rinascimentale, conservato
solo a livello di fondazione, ma soprattutto di indagare la
parte absidale della pieve altomedievale (VIII-IX secolo d.C.)
attestata dalle fonti scritte. Tale struttura presentava un
orientamento canonico ad oriente ed un profilo semicircolare
all’interno e pentagonale all’esterno. La tipologia della
struttura si pone nell’ambito dell’architettura ecclesiastica
ravennate ed in particolare, tra gli innumerevoli esempi menzionabili
in area romagnola, si riscontrano stringenti attinenze con
la pieve di S. Giorgio di Argenta, databile tra VI e XII secolo
d.C.(2).
E’ importante notare come la pieve altomedievale si
impostasse su un precedente edificio absidato, forse riconducibile
ad una villa rustica tardoromana di vaste dimensioni, costruita
a partire dalla fine del I secolo d.C. e che cessò
di essere in funzione circa quattro secoli dopo, quando nel
V-VII secolo d.C. l’area fu utilizzata come sepolcreto.
L'area circostante alla chiesa attuale ha rivelato
la presenza di ulteriori importanti strutture (Area 2), rappresentate
in primo luogo da una serie di pilastri in mattoni appartenenti
ad un ambiente annesso alla pieve altomedievale. All'interno
di tale edificio, indagato solo parzialmente, nel corso del
Medioevo si impostò un’area produttiva dedicata alla
fusione dei metalli come testimoniato dalla presenza di numerosi
focolari e di una fornace per la produzione di campane in
perfette condizioni di conservazione.
Lo scavo di un ulteriore saggio (Area 3) a breve distanza
dalla chiesa attuale ha permesso di individuare parte del
cimitero medievale e moderno, caratterizzato da un'occupazione
intensiva del suolo con numerose sepolture in fossa terragna.
L'apertura di una ulteriore area di scavo (Area 4)
ad ovest della chiesa non ha portato a risultati archeologici
degni di nota, permettendo tuttavia di individuare uno dei
limiti del cimitero medievale.
Lo scavo archeologico svolto tra il 2004 ed il 2007
presso la pieve di San Zaccaria ha permesso di chiarire alcuni
importanti nodi delle dinamiche di trasformazione del contesto
insediativo rurale tra tarda Antichità ed alto Medioevo,
come già evidenziato dalle ricognizioni territoriali
del “Progetto Decimano”, evidenziando in particolare la continuità
di frequentazione e d’uso dei siti, sebbene con finalità
diversa, dall’età romana al Medioevo.
Note
(1) R. Benericetti, Le carte ravennati del decimo secolo.
Archivio Arcivescovile, (aa. 957-976), II, pp. 45-46,
Bologna 2002.
(2) S. Gelichi, Gli scavi archeologici e gli studi sulla
pieve. Lo scavo e la sequenza insediativa, in S. Gelichi
(a cura di), Storia e archeologia di una pieve medievale:
San Giorgio di Argenta, pp. 90, 103-112, Firenze 1992.
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L’attuale chiesa parrocchiale di
San Bartolomeo a San Zaccaria (RA)

Planimetria con localizzazione
dei saggi di scavo

Panoramica dell’abside
altomedievale della pieve

Panoramica dell’area di scavo
con i pilastri, la fornace per
campane e le tombe tardoantiche

Particolare della fornace
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