Magna Charta delle Università

2. Il progetto prende corpo

Una tappa fondamentale sulla strada che condusse alla Magna Charta fu rappresentata dal simposio "Per il progetto Erasmo oltre il progetto Erasmo" tenutosi a Bologna il 5 e 6 giugno 1987.

Già l'anno precedente in un incontro di Rettori europei tenutosi a Lovanio nel quale venne sollocitato l'approvazione del progetto di mobilità studentesca, si individuò Bologna come sede dell'assise successiva, in virtù dell'impegno profuso dall'Alma Mater a favore di Erasmus e in omaggio all'imminente celebrazione del novecentesimo anno di fondazione.

L'incontro bolognese venne a collocarsi, per una felice coincidenza, contestualmente all'approvazione definitiva del progetto Erasmus, verificatasi nel precedente mese di maggio e sulla quale Bologna aveva fortemente influito, e costituì una sorta di primo momento di riflessione qualificante sull'applicazione del progetto stesso. Proprio in quella sede, alla presenza dei due Ministri dell'Educazione e della Cultura della Comunità Economica Europea, Manolo Marin e Carlo Ripa di Meana, l'Università di Bologna pose in discussione ufficialmente per la prima volta il disegno di una Charta comune a tutte le Università europee.

In quel convegno venne fatta circolare una prima bozza di documento che conteneva il nucleo essenziale di quella che diverrà poi la Magna Charta Universitatum: in essa già erano ribaditi la libertà di ricerca e d'insegnamento e la loro indissolubile unità, l'autonomia come strumento primario di organizzazione, la libertà di giudizio critico verso l'autorità.

 

"Per il progetto Erasmus oltre il progetto Erasmus" ha rivelò la disponibilità delle più antiche ed illustri Università europee a lavorare intorno ad un disegno che rendesse all'università la sua identità ed il suo prestigio: dopo un lungo periodo di stasi un fermento nuovo agitava le acque del mondo accademico europeo, restituendogli - con l'impegno profuso nel Progetto Erasmus e con la proposta di una Magna Charta Universitatum - un posto da protagonista nella storia del proprio tempo.

Il luogo di incubazione di questo fermento - che dichiaratamente era teso, ben in anticipo sui tempi, ad esercitare la propria attrazione anche nei confronti dell'Europa non comunitaria e delle Università dei Paesi dell'Est- è stata storicamente Bologna ed il IX Centenario del suo Ateneo.

L'assise raccolta in occasione del Convegno su Erasmus assunse unanimamente l'impegno di sottoscrivere la Charta, in maniera solenne, il 18 settembre 1988 nel corso della cerimonia centrale delle feste programmate per il giubileo.

Da quell'assemblea uscì anche l'indicazione dei nomi che avrebbero dovuto formare un comitato internazionale istituito con lo ,copo di rivedere in maniera definitiva e formale il testo completo della Magna Charta Universitatum. Di esso avrebbero fatto parte: Jacques Soppelsa, Rettore della Sorbona di Parigi, Joseph Bricall, Rettore dell'Università di Barcellona, Roger Dillemans, Rettore dell'Università di Lovanio, Hans Van Ginkel, Rettore dell'Univer,ità di Utrecht, N. Nunez Encabo, Presidente del Comitato per le Università presso il Parlamento Europeo di Strasburgo, Carmine Romanzi, Presidente della Conferenza dei Rettori Europei e naturalmente, F. Roversi-Monaco, Rettore dell'Università di Bologna e Giuseppe Caputo, proponenti l'iniziativa a nome dell'Università di Bologna.

Così, quasi in sordina, Bologna aveva messo in cantiere un progetto che mostrava di avere gambe per continuare a camminare, e l'autorità culturale dell'Alma Mater tornava ad essere un elemento di primo piano nel paesaggio culturale internazionale.

Per uno strano caso del destino una pagina nuova nella storia plurisecolare delle università iniziava il suo corso sotto la stelia di Erasmo: dal progetto Erasmus i Rettori europei hanno voluto andare "oltre il progetto Erasmus": delineando - sia pure per sommi tratti - un volto inedito della cultura europea.

Prof. Andrea Zanotti